30 marzo 2018

L'Afghanistan nei romanzi di Khaled Hosseini

Ho letto tutti e tre i romanzi dello scrittore di origini afghane Khaled Hosseini e ho apprezzato le storie e il suo modo di raccontare.

Hosseini visse a Kabul nella sua infanzia per poi trasferirsi in Iran e Parigi visto che il padre era un diplomatico e tornò in patria solo per un breve periodo. Nel 1980 la famiglia, dopo l'avvento del regime filocomunista, chiese l'asilo politico in America. Lì studiò medicina e tornò in Afghanistan solo nel 2007 collaborando con l'agenzia per i rifugiati UNHCR.

Nei suoi romanzi racconta l'Afghanistan che ha conosciuto da bambino e fanno da sfondo alle drammatiche storie le vicende politiche del Paese ancora oggi ben lontano dall'essere in pace.

L'Afghanistan nei romanzi di Khaled Hosseini


Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini


La storia parla di due ragazzini cresciuti solo dai loro padri e allattati dalla stessa balia e che sono molto differenti tra loro.
Amir è figlio di un ricco mercante afgano, Baba, mentre Hassan è figlio del loro servitore Ali e sono divisi anche da una differente etnia, l'uno pashtun di religione sunnita e l'altro azara di religione sciita.
In Afghanistan le due etnie sono divise da secoli di lotte in cui i Pashtun hanno ridotto gli Azara a essere un popolo servo e a crescere nell'analfabetismo.
intanto ai servi non è necessario saper leggere
Perciò anche fisicamente i due ragazzini sono molto diversi ma la loro diversità si nota soprattutto nel loro carattere, Amir è debole e indeciso mentre Hassan si prende cura di lui e lo protegge sempre.
Per te questo ed altro è la frase che ripete ad Amir come a dire che sarebbe disposto a tutto per lui.
Amir e Hassan passano le giornate assieme in giro per la città, a giocare a carte e Amir gli legge i racconti sui libri, ma mai lo considera suo amico. Non può essere amico di un servo.
Baba vede la debolezza di Amir incapace di difendersi e troppo attaccato ai suoi libri e alla poesia ma il momento del riscatto del figlio viene in occasione di una gara di volo di aquiloni, evento molto atteso nel gelido inverno di Kabul.
Proprio in questa giornata del 1975 accadrà un terribile fatto che cambierà le vite di tutti loro inesorabilmente.

L'autore racconta ne Il cacciatore di aquiloni (The Kite Runner) una storia tremenda e allo stesso tempo bella e intensa ambientata in un mondo lontano dal nostro e in un epoca che va dalla monarchia all'invasione sovietica all'arrivo al potere dei Talebani.
Le pagine del libro scorrono veloci e in soli tre giorni ho finito il racconto tanto la lettura era appassionante e invogliava a scoprire come si evolvessero gli eventi e se alla fine ci sarebbe stato un finale che restituisse serenità ai protagonisti.

Il protagonista è Amir, cresciuto in una famiglia ricca, ma alla ricerca di approvazione dal padre che spesso coinvolge Hassan nei loro giochi e nelle loro gite suscitando quasi gelosia nel proprio figlio che non si sente abbastanza amato.
Amir adora scrivere e il socio del padre Rahim Khan lo esorta a coltivare la sua passione che lo porterà a diventare uno scrittore, ma da esule in una terra lontana, l'America.
Proprio Rahim, il suo primo amico adulto, lo richiamerà in patria per dargli la possibilità di trovare la pace dentro di sé e tornare a essere buono, anche se ha 38 anni ed è felicemente sposato.

Amir sembra un ragazzo che pensa solo a se stesso e ha sempre qualcuno che lotta al suo posto e compie atti vili per cercare di tenere sedata la sua coscienza, consapevole di quello che non è stato capace di evitare per viltà e paura. Così facendo ha tradito una persona che avrebbe dato la vita per lui!
Baba, il padre, è un uomo forte e temuto che ha sempre vissuto secondo regole proprie, senza convenzioni sociali e pregiudizi e cerca di insegnare al figlio a essere giusto e non farsi influenzare dagli altri.
Baba è rispettoso delle tradizioni del suo popolo ma meno intransigente di molti altri e vede nel furto l'unico peccato, per esempio se dici una bugia rubi il diritto alla verità di qualcuno.
Hassan è un ragazzo dalla faccia di bambola, il labbro leporino e un gran cuore che lo rende incapace di fare del male a qualcuno ma è disposto a tutto per Amir, che lui considera suo amico anche se sa di essere stato tradito.

L'autore parla solo marginalmente di politica ma mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa in più della storia dell'Afghanistan e capire come dalla monarchia si sia passati a un regime repressivo come quello dei talebani.
Nelle pagine che parlano del ritorno in patria di Amir vengono descritte alcune cose ma solo superficialmente ma si intuisce benissimo il malcontento generale causato dalla costrizione a regole ferree.
La condizione delle donne nel Paese è descritta poco, cosa che lo scrittore farà nel successivo romanzo ma emblematica la frase che la madre di Soraya, moglie di Amir, dice alla figlia:

 Ogni donna ha bisogno di un marito anche se mette sempre a tacere il suo canto
Infatti suo marito, un tempo generale, è molto intransigente e vuole che vengano seguite le tradizioni e lei, prima del matrimonio cantante, ha lasciato la sua passione morire dentro di sé.

Non posso che consigliare la lettura di questo romanzo che parla di amicizia portandoci a vivere una storia drammatica, l'unica critica che posso muovere è che alcune cose sembrano forzate e scontate  e ci sono troppe coincidenze. Leggendo la storia della vita dell'autore alcune cose possono sicuramente essere autobiografiche.
Da questo romanzo è stato tratto anche un film che consiglio di guardare sebbene ci siano alcune differenze ma la drammaticità rimane la stessa.

Mille splendidi soli di Khaled Hosseini


Nel secondo romanzo di Khaled Hosseini le protagoniste sono due donne afghane le cui vicende  vengono raccontate sullo sfondo dei cambiamenti politici dell'Afghanistan negli ultimi 30 anni.

Mariam, che lo stesso nome di un fiore, è una harami, una figlia illegittima che vive con la madre Nana in una casupola alla periferia di Herat, la città dei poeti. Il padre Jalil, un ricco uomo d'affari, ha altre tre mogli e nove figli per cui la fa vivere lontana perché si vergogna di lei, bambina indesiderata.
Mariam ha una profonda venerazione per il padre e attende con impazienza il giovedì, giorno in cui l'uomo va a farle visita, sebbene la madre la metta in guardia di non dare troppo importanza a quello che le racconta perché molte sono bugie.
Le due nella kolba ricevono poche visite, ma molte dell'insegnante di corano che le insegna le preghiere e a leggere e scrivere tanto che vorrebbe continuare gli studi come le altre figlie di Jalil. La madre comunque è contraria perché pensa che l'unica cosa da imparare per una harami sia la sopportazione.
A quindici anni Mariam per la prima volta lascia la kolba e va in città per incontrare il padre, Nana la scongiura di non andare perché avrà solo delusioni, ma lei pensa che lo dica solo perché non vuole che sia felice.
Le parole della padre però saranno profetiche perché rimasta orfana sarà destinata a sposare un uomo più anziano di lei, Rashid, che non ha mai visto e trasferirsi lontano a Kabul.
Rashid è un uomo all'antica che crede nel nang e namus, onore e orgoglio, e pretende che lei indossi il burqa, che in fondo lei vede come un modo per stare nascosta agli occhi della gente.

L'altra donna protagonista è Laila, cresciuta in una moderna famiglia di Kabul, con molte aspirazioni e da sempre innamorata di Tariq, un ragazzo che ha perso una gamba su una mina. La madre è una donna moderna che però cambia profondamente dopo che i suoi due figli muoiono combattendo i sovietici, il padre è un intellettuale dal carattere docile ma dall'animo buono. Laila dal padre apprende l'amore per la lettura, la cultura e il desiderio di fare qualcosa per il paese. Per sempre le rimarrà il ricordo della visita alle statue dei Buddha a Bamiyan, simbolo del grande passato dell'Afghanistan.
A soli quattordici anni Laila rimane orfana e il suo destino si intreccerà con quello di Mariam, sua vicina di casa, che diventerà col tempo come una madre per lei.

Il romanzo racconta la vita quotidiana di molte donne che vivono sottomesse all'uomo per tradizione o per fanatismi religiosi.
Le donne sono sempre incolpate per quello che fanno gli uomini, additate come responsabili per qualunque cosa, capro espiatorio sul quale si sfoga la violenza.
Mariam è costretta a sposarsi da un padre che si vuole liberare di lei mandandola lontana, come se avesse colpa a essere nata, ma la sua vita con Rashid diventa un incubo. Dapprima considera quasi un onore portare il burqa, così nessuno può riconoscerla ma quando l'uomo diventa violento lei ha paura che qualsiasi comportamento tenga sia un pretesto per colpirla a sangue.
Mariam però mantiene una sua dignità e quando in casa arriva Laila la vede come un'intrusa ma col tempo teme che sulla giovane si ripeta la violenza patita da lei negli anni e ne diviene amica e confidente.

Al contrario del precedente romanzo qui l'autore approfondisce la storia politica dell'Afghanistan.
Nel corso degli anni c'è sta l'invasione sovietica, periodo nel quale le donne hanno vissuto meglio perché l'istruzione femminile si è molto sviluppata e le donne potevano lavorare alla pari degli uomini. Anche la vita sembrava scorrere bene, i combattimenti erano lontani dalle città, ma il popolo voleva scacciare gli stranieri e riacquistare la libertà.
La libertà è costata molto cara, dopo la ritirata dei russi, iniziata un'aspra lotta tra i vari clan per il potere e missili colpivano le città distruggendo tutto e facendo vivere nel terrore la popolazione.
In questo periodo temendo per la loro vita la gente cercava di rimanere in casa il più possibile, così le scuole restavano deserte, ma i missili colpivano anche gli innocenti.
Gli americani avevano dato le armi agli afghani perché combattessero i russi e ora queste armi vengono usate per combattersi tra loro.
L'arrivo dei talebani, la maggior parte cresciuti nei campi profughi, viene vista come una benedizione per ritrovare la pace.

Uomini come Rashid che vedevano le donne come esseri inferiori accolgono con gioia le nuove leggi introdotte, l'obbligo del burqa e di essere accompagnate fuori casa da un uomo della famiglia, il divieto di lavorare, però cercano di eludere altre leggi, come quella che vieta di vedere i film.
Il regime dei talebani riporta indietro il paese di decenni, vengono distrutti libri, le statue dei buddha, vengono creati ospedali per sole donne che non sono che strutture fatiscenti e senza medicinali, le donne con un lavoro importante come quello di medico si ritrovano a lavorare in condizioni incredibili.
Tra la siccità che colpisce per due anni il paese, le nuovi leggi, la mancanza di lavoro la maggior parte della gente si ritrova a fare la fame, a elemosinare il cibo, a sopravvivere.
I bombardamenti degli americani vengono visti come un modo per ritrovare la pace e prosperità economica, qui si capiscono le posizioni politiche dell'autore, rifugiato politico proprio negli Stati Uniti.
Il titolo del libro Mille splendidi soli  (A Thousand Splendid Suns) rimanda a un verso di uno dei poeti più famosi dell'Afghanistan, i mille splendidi soli sono quelli che vivono dietro le mura domestiche, sono le donne.
Le donne, creature capaci di sopportazione e di sacrificio, ma pronte a lottare per i propri figli e il loro avvenire.

La trama del romanzo è molto bella e intrigante, quello che ho scritto è la minima parte di quello che si trova nel racconto, ricco di spunti sui quali riflettere e capace di portarci dentro la vita quotidiana di molte famiglie di un paese per noi lontano.
Soprattutto è la storia di due donne che desideravano una vita felice ma si sono ritrovate a vivere segregate per lunghi anni sopportando in silenzio, come se fossero consapevoli di non poter cambiare le cose.
Un'intensa e commovente storia da leggere anche per comprendere meglio l'Afghanistan e la sua storia.

E l'eco rispose di Khaled Hosseini


Il terzo romanzo dello scrittore di origini afghane Khaled Hosseini racconta una storia lunga mezzo secolo nella quale si intrecciano le vicende di diverse persone.
La tematica principale di questo libro è quella del rapporto genitori/figli che non è mai facile né sereno e per alcuni può arrivare ad atti estremi di amore o di odio.

I nove capitoli sono narrati da diversi personaggi ma tutti legati in qualche modo tra loro.
Le vicende prendono avvio nell'autunno del 1952 nel villaggio afghano di Shadbagh dove abita la famiglia di Sabur, un uomo orgoglioso ma povero e che per sfamare gli altri figli decide di vendere la piccola Pari alla ricca famiglia Wahdati di Kabul.
Pari e il fratello Abdullah erano molto legati ma le loro vite seguiranno strade diverse. L'uno emigrerà negli Stati Uniti l'altra accompagnerà la madre a Parigi.
Le vicende iniziali sono raccontate dallo zio dei bambini, Nabi, che lavora come cuoco e autista per i Wahdati e tramite i suoi occhi assistiamo alla rovina del suo Paese che va di pari passo a quella dell'elegante dimora nella quale abiterà per anni.
Proprio qui conoscerà alcune persone che lavorano per organizzazioni umanitarie come il greco Markos che a sua volta racconterà la propria giovinezza e il suo legame con Thalia. Una persona speciale che nonostante il viso deturpato si rivela mille volte migliore della sua affascinante madre senza cuore.
Le bellezza è un dono gigantesco, immeritato, dato a caso stupidamente.

Proprio il legame genitori/figli è quello che in viene fuori da ogni storia. Ci sono bambini che si fidano ciecamente dei propri padri o che accettano regole fin troppo rigide. Altri che si ribellano e cercano nella trasgressione la felicità. Altri ancora che troppo tardi capiscono quello che si nasconde nell'animo dei padri e delle madri.

Così in Afghanistan conosciamo Adel, figlio di un signore della guerra, costretto a vivere nella casa-fortezza circondata da filo spinato senza contatti con il popolo che crede sia riconoscente al padre benefattore.
Questa storia ci fa capire che il bene e il male non stanno da una parte sola e che si possono vedere le cose da diversi punti di vista, solo guardando le cose dall'esterno si capisce la verità senza venir influenzati dall'affetto che ci lega a qualcuno.

Le storie di E l'eco rispose (And the Mountains Echoed) sono molto avvincenti e mi è piaciuta la scelta dell'autore di farle raccontare da diversi personaggi. Alcune all'inizio sembrano scollegate ma basta leggere pochi paragrafi per capire la connessione.

I personaggi sono ben caratterizzati ma da tutti traspare una certa infelicità e una sensazione di inadeguatezza come se mancasse loro una parte di sé, forse lasciata in patria. I racconti non sono certo a lieto fine perché si parla di guerra, di morte, di malattia e il solo invecchiare riduce molti all'invalidità.
Tutto questo fa tristezza ma fa pensare che bisogna amare le persone care ed esprime i propri sentimenti finché ci è possibile.

L'unica cosa negativa del libro è che i sentimenti di alcuni personaggi possiamo solo intuirli e che alcune storie non hanno poi una conclusione, come quella di Adel.
Forse ho trovato un errore di traduzione perché tra le cose vietate ai musulmani ci sarebbero i peperoni e poi poche pagine più avanti si dice che vengono coltivati nell'orto. Per curiosità ho cercato informazioni a tal proposito ma senza risultati.

Una storia lunga generazioni che ho trovato davvero avvincente e spero quindi che Hosseini continui a pubblicare altri romanzi belli come questi.

1 commento:

  1. Ho adorato anch'io i libri di Hosseini. Ti consiglio anche il profumo proibito dello zenzero di Jamie Ford. È una storia d'amore impossibile tra un ragazzo cinese e una ragazza giapponese negli anni 40 negli stati uniti. Parla di una cosa di cui si sa poco l'internement dei nipoamericani durante la seconda guerra mondiale.

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