18 aprile 2018

I libri gialli dello svizzero Dürrenmatt

Qualche anno fa ho letto alcuni libri gialli dello svizzero Friedrich Dürrenmatt che è stato soprattutto un drammaturgo ma negli '50 per mantenersi scrisse alcuni romanzi a puntate sui giornali come spesso accadeva in quell'epoca.

La prima lettura è stata del romanzo Il giudice e il suo boia (Der Richter und sein Henker) che risale al 1950 e la seconda quella di La promessa. Un requiem per il romanzo giallo (Das Versprechen) che risale al 1957 e dal quale sono stati tratti alcune versioni cinematografiche.

I libri gialli dello svizzero Dürrenmatt

Il giudice e il suo boia di Dürrenmatt


Questo breve romanzo, che ho finito in un paio d’ore, racconta una storia che inizia il 3 novembre 1948 col ritrovamento del corpo senza vita di un agente di polizia lungo una strada di campagna nella Svizzera tedesca.

Viene incaricato delle indagini l’anziano ispettore Bärlach superiore del povero Schmied, l’agente ucciso con un colpo di pistola, aiutato dal giovane e irruento Tschanz. Le indagini portano a scoprire che Schmied sotto falso nome partecipava alle feste nella villa del ricco Gastmann, un uomo potente protetto dai vertici di polizia.

Il libro è un giallo che si legge in fretta e che riserva parecchi colpi di scena e rivelazione inaspettate che porteranno alla risoluzione del caso. Per una volta fin dall'inizio ho sospettato di quello che poi si è rivelato l’assassino, seppure il romanzo porti a credere che sia un altro.

Certo riuscire a intuire tutti i retroscena e le macchinazione attuate da molti dei personaggi risulta impossibile e perciò lo consiglio a chi ama i gialli, seppure a me non sia piaciuto tantissimo.

Alcune cose mi sono sembrate parecchio strane, come il fatto che l’agente che rinviene il cadavere lo sposti.

In quell’epoca però le indagini si svolgevano più con gli interrogatori che con le prove fisiche, che comunque anche in questo caso forniscono indicazioni utili, basti pensare al bossolo ritrovato sulla strada.

Il personaggio principale è il vecchio ispettore che sembra ormai stanco di quel lavoro e non condividere la fretta del suo aiutante. Bärlach ha girato parecchio in Europa in passato e è venuto a contatto con molte realtà e ha conosciuto Gastmann.

Per questo l’uomo è il principale sospettato ma sarà il colpevole o dietro l’omicidio si nascondono altri interessi?

L’ispettore riesce a portare avanti le indagini facendo un gioco psicologico che spinge tutti ad agire e il colpevole a fare un passo falso, infatti Bärlach fin dall'inizio conosce il nome dell’assassino ma aspetta il momento giusto per rivelarlo riuscendo a chiudere i conti con il passato.

Il titolo del libro si riferisce al fatto che qualcuno si erge a giudice decidendo chi sia colpevole e facendo eseguire la sentenza a un boia

La promessa. Un requiem per il romanzo giallo



Nonostante non fossi rimasta particolarmente entusiasta della lettura precedente ho letto questo libro dello scrittore svizzero pensando che fosse più bello visto che la sua trama ha ispirato due film, uno dei quali diretto da Sean Penn nel 2001.

La storia è ambientata negli anni '50 in Svizzera dove un ex comandante della polizia cantonale racconta a uno scrittore di gialli un fatto accaduto anni prima.

L’uomo, il dottor H., si lamenta con lo scrittore per il fatto che nei gialli i fatti seguono una logica e nulla viene affidato al caso mentre nella realtà spesso è il contrario e ciò che racconta è l'esempio.
Anni prima il commissario Matthai, che sta per partire per il medio oriente, viene chiamato a indagare sull'omicidio di una bimba di sette anni avvenuto nei boschi di Magendorf. I sospetti cadono sull'ambulante che l’ha trovata e che poi s'impicca ma Matthai non è convinto che sia il colpevole e, promettendo ai genitori della bambina di trovare l'uomo. Così lascia la polizia e dedica tutta la sua vita a questa missione.

Il romanzo molto breve mi è piaciuto più del precedente anche se ho trovato la traduzione incoerente in taluni passaggi e il linguaggio datato, questo non saprei dire se sia colpa del traduttore o sia lo stile dell'autore.

Il personaggio principale è Matthai, un uomo ligio al dovere e perspicace che non vuole credere alla confessione di un uomo senza il supporto delle prove. Egli ha timore che in circolazione ci sia un pericoloso serial killer e che altre bambine siano a rischio e perciò pensa che il suo piano sia un modo molto valido per farlo venire allo scoperto.
Ironia della sorte la verità si saprà dopo molti anni e solo per un caso, come un caso fu che l'assassino non commise altri delitti.

L'autore scrivendo questa storia vuole dire che la casualità spesso fa parte della nostra vita anche se noi ne siamo inconsapevoli e che la ragione non sempre può spiegare molte cose.

Un bel giallo con un finale a sorpresa che fa vedere come un uomo seguendo le proprie convinzioni possa finire nel baratro della pazzia e dimenticato da tutti.
questo finale depone interamente a favore di Matthäi, lo pone nella giusta luce, fa di lui un genio, un uomo che ha intuito così a fondo gli elementi a noi celati della realtà, che è riuscito a sfondare il muro di ipotesi e di supposizioni che ci circonda, e si è spinto in prossimità delle leggi che regolano il ritmo del mondo, e a cui noi altri non arriviamo mai.
Secondo molti lo svizzero Dürrenmatt nei suoi libri gialli decreta la fine dei classici libri gialli perché tutto sembra governato dalla teoria del caos, della fatalità, contro la quale la ragione può fare poco. La giustizia per l'autore raramente riesce ad arrivare alla verità e a punire i colpevoli.
I suoi romanzi si discostano parecchio da quelli di altri giallisti come Agatha Christie  che scrivono storie nelle quali alla fine viene scoperto il colpevole e giustamente viene condannato.

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