18 maggio 2018

I ricordi di Walter Bonatti in un libro

Il mio ex mi parlava sempre delle imprese di Walter Bonatti e perciò anni fa gli regalai il libro I miei ricordi. Scalate al limite del possibile sperando di fargli cosa gradita.

Amando io più di lui leggere, ho trovato così appassionante l'argomento che in pochi giorni ho terminato la lettura.
Non ricordo neppure se lui alla fine lo abbia letto tutto o si sia fermato al primo capitolo!

Il libro raccoglie una serie di racconti scritti dal celebre alpinista bergamasco nel corso degli anni e apparsi su riviste o su altri suoi libri.

I ricordi di Walter Bonatti in un libro. Io al Gokio lake in Nepal
Io al Gokyo Lake in Nepal: sognando le sue imprese


I miei ricordi. Scalate al limite del possibile


La lettura del libro I miei ricordi, Scalate al limite del possibile di Walter Bonatti permette di comprendere meglio la sua filosofia di vita, le sue passioni e il suo amore per le scalate, soprattutto in solitaria o con amici fidati.

Bonatti da giovanissimo ha iniziato a scalare e a quei tempi i mezzi erano davvero rudimentali ma secondo lui solo in questo modo si capiva chi fosse il vero alpinista e concordo con lui perché usare l'elicottero o il trapano per forare le pareti toglie qualcosa all'impresa. Io ritengo però che gli indumenti termici e le radio per tenersi in contatto con la base siano necessari per la sicurezza.
Bonatti era un tipo che non accettava questo e non ha mai accettato finanziamenti da sponsor, non amava neppure fare la guida a pagamento.
Spesso organizzava imprese senza dirlo a nessuno, solo a cose fatte le sue imprese diventavano di dominio pubblico.

Un personaggio non facile ma capace di grandi imprese per il suo fisico adatto a sopportare la fatica e il freddo e forse per un misto di coraggio e di un quid che l'ha fatto uscire vittorioso. Penso che sia stato anche molto fortunato perché in queste pagine vengono raccontate esperienze difficili e scalate che hanno visto molti suoi compagni perire.

A me piace la montagna ma per fare trekking e sono capace di fare solo qualche passaggio di 1° e 2° livello su roccia, e visto che soffro di vertigini ho letto con interesse i suoi racconti di imprese che io non sarei mai neppure lontanamente in grado di fare.

Bonatti soprattutto descrive le salite, la bellezza della montagna, le tecniche per superare i passaggi difficili, i bivacchi e la furia degli elementi quando si scatenano le tempeste. Incredibile che gli alpinisti bivacchino appesi alle corde o seduti su cornicioni ristretti. Io non potrei mai!!
L'alpinista bergamasco racconta anche la rinuncia a qualche scalata quando il tempo stava peggiorando o quando si è trovato davanti ostacoli troppo difficili in quel momento per lui, segno che non era così spericolato ma capace di rinunciare.
Alcuni capitoli raccontano imprese finite in tragedia, anche in piena estate i temporali in montagna possono essere fatali.

Nella sua vita ha aperto molte nuove vie e fatto scalate ritenute impossibili, ma anche girato tutti i continenti perché sempre desideroso di esplorare qualcosa di nuovo.

Diversi capitoli sono dedicati all'impresa del K2 e solo da qualche anno si è saputa tutta la verità. Incredibile che questa impresa gloriosa compiuta da italiani nascondesse segreti e tanta, troppa, rivalità.
Finalmente gli è stato riconosciuto il suo ruolo per portare a termine un'impresa vittoriosa ma che tristezza leggere quelle pagine capendo che era stato ingannato dai suoi stessi compagni.

In fondo al libro ci sono diverse foto in bianco e nero delle sue imprese e delle montagne da lui scalate.

Questa lettura mi ha fatto ancor più innamorare della montagna che va rispettata e che è uno di quei luoghi nei quali ci si sente davvero immersi nella natura e piccoli rispetto alla grandezza del Mondo.

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